Palla avvelenata
Non andrà tutto bene.
L'insipienza, l'ottusità, la stoltezza si propagano tossicamente sui bambini.
A pallavolo le insegnanti ti hanno mortificata relegandoti nel corso delle piccole, mentre le tue compagne sono state destinate al gruppo delle grandi.
Non l'hanno detto prima alla mamma ma direttamente a te.
Ora pare che vada di moda non parlare più coi genitori ma prioritariamente ai bambini, fragili e indifesi di fronte alla supponenza e arroganza degli adulti.
Gli sputa sentenze.
Gelidamente ti hanno comunicato che non allenandoti abbastanza non potevi più giocare insieme alle tue amiche.
Infischiandone del fatto che sei reduce da un intervento greve e una lunga ospedalizzazione, del trauma subito, e di come una bambina di otto anni possa recepire un giudizio così squallido e drastico, svilente e riduttivo.
Lo sport per i bambini dovrebbe essere gioco, divertimento, un esercizio salutare per imparare anche le regole della convivenza, della squadra, della solidarietà.
Ma adesso lo sport segue i medesimi canoni negativi degli adulti: la competizione, l'individualismo, il lucro.
I bambini vengono costretti a fare tre allenamenti settimanali, oltre la frequenza della scuola a tempo pieno e l'impegno dei compiti e dello studio.
In aggiunta alla domenica l'incombenza delle partite di torneo in giro per provincia e regione.
Come se i bambini fossero sottoposti ai lavori forzati, assieme alle loro famiglie.
Un corso di pallavolo in una piccola frazione di paese, ove hai imparato l'amara lezione che la palla può essere avvelenata.
Fortunatamente hai già l'antidoto pronto, una nuova esperienza di danza aerea e un laboratorio musicale per suonare la chitarra.
Vero che il mondo potrebbe essere salvato dai ragazzini, se solo gli adulti rimanessero fuori dai giochi.
D'altronde codeste tue insegnanti hanno meritato la medaglia di latta olimpionica dell'era glaciale.

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